Bibliografia

Teoremi medici e filosofici

L’edizione italiana dell’opera Teoremi medici e filosofici, stampata per la prima volta a Venezia nel 1611 e dedicata alla città di Mesagne nella figura dei suoi maggiorenti, conclude un viaggio durato ben più di venti anni che lo scrivente e Maria Luisa Portulano hanno voluto consacrare alla riscoperta ed alla divulgazione integrale dell’opera latina di Epifanio Ferdinando, medico e filosofo mesagnese attivo tra l’ultimo decennio del Cinquecento ed i primi quarant’anni del Seicento.

Questo lavoro di natura squisitamente teoretica, nel quale le acquisizioni della medicina sposano le dottrine della filosofia naturale, rappresenta l’opera prima di Epifanio Ferdinando e come tale prepara ed anticipa di alcuni anni la pubblicazione delle Cento Storie o casi medici, un’opera forse più utile da leggere e da studiare perché di medicina pratica.

Cento Storie – Osservazioni e casi medici

La presente opera è la traduzione dal latino del trattato “Centum Historiae” scritto da Epifanio Ferdinando, illustre filosofo-medico, nato a Mesagne, città del Salento, e vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Si tratta di una raccolta di casi medici pubblicata nel 1621 e dedicata a Giulia Farnese, Marchesa di Mesagne, di cui l’autore fu medico di fiducia nonché amico.

Le “Cento Storie” è un’opera che raccoglie casi medici, storie ed osservazioni secondo il metodo galenico, che indaga gli aspetti, cioè le cose non naturali, naturali e preternaturali attinenti ad ogni singolo malato esaminato. Sono storie che coinvolgono cittadini sia mesagnesi che non, religiosi, nobili e gente del popolo. In questa raccolta il Medico analizza casi clinici che vanno a capite ad calcem, poiché riguardano quasi tutte le branche della medicina relative alle malattie del corpo umano.

De Vita Proroganda

Benevoli Lettori, ancora una volta ci presentiamo a voi con il filosofo-medico e storico mesagnese Epifanio Ferdinando e con un’ altra sua opera, dal titolo De Vita proroganda, seu juventute conservanda et senectute retardanda, sottotitolata dallo stesso Autore “Il Macrobio”, e dedicata al papa Paolo V. Alla stregua di Pitagora, Ippocrate, Aristotele, Teofrasto, Polibio, Ateneo, Arnaldo da Villanova, Michele Savonarola, Bartolomeo Sacchi (detto il Platina), Marsilio Ficino, Gazio, Capivaccio, Castore Durante, Mercuriale, Pisanelli e Riverio e di molti altri Autori, da noi citati ma anche taciuti, anche il nostro Ferdinando ha portato il suo contributo, sicuramente non innovativo sull’argomento, lungo il filone ippocratico-galenico, restando fedele all’aristotelismo, anche se ai suoi tempi era già in discussione.

Atti del 51° Congresso S.I.S.M. tenutosi a Mesagne nel 2001

La Peste

Continuando nel lavoro di riscoperta del Dr. Epifanio Ferdinando, nostro concittadino, attraverso la traduzione delle sue opere, proponiamo questo libretto, dedicato dall’autore alla peste e, come sprone, a quelle Autorità e a quanti sovrintendevano alla sanità pubblica di allora, affinché mantenessero alta l’attenzione contro le epidemie ed il loro ripetersi.

Il nostro intento nel pubblicizzare quest’opera, una delle tante scritte tra Quattrocento e Settecento in Italia, molte delle quali non ancora tradotte, vuole essere quello di riportare il mondo scientifico e culturale odierno a rivisitare e recuperare quanto appartenuto ad una società passata, rendendola fruibile a quella contemporanea. L’argomento è sicuramente interessante, e non solo per chi è addetto ai lavori; infatti, tale evento, che ha coinvolto l’uomo in una serie di problematiche storico – epidemico — sociali, riguarda l’umanità intera. 

Epifanio Ferdinando e la medicina del suo tempo

A coloro che si chiederanno il perché di questa seconda pubblicazione su Epifanio Ferdinando e le sue “Centum Historiae”, saremmo tentati di rispondere: perché non venga troppo presto dimenticato! In verità siamo costretti dalla mole dell’opera a brevi e, speriamo, frequenti traduzioni, dovendo sottrarre il tempo necessario chi ad una professione ancora in svolgimento, chi ad un meritato riposo, avendo già lavorato una vita!

Ciononostante, abbiamo voluto perseverare nel portare il nostro piccolo contributo alla conoscenza di un illustre cittadino, filosofo -medico e storico, che puntualmente seguiva gli avvenimenti dell’epoca, aggiornandosi ampiamente, per quanto poteva, sulle opere pubblicate non solo dei medici antichi (Arabi, Greci e Romani), ma anche dei contemporanei appartenenti alle Università di Padova, di Venezia, di Bologna, di Roma, di Napoli, e su tutti i rami delle scienze umane, non solo mediche. 

Epifanio Ferdinando medico filosofo storico

La presente opera, che dedichiamo alla cittadinanza mesagnese, si propone di far conoscere e apprezzare la figura e le doti professionali di Epifanio Ferdinando, medico e filosofo, nato a Mesagne ben più di quattrocento anni fa, e qui vissuto fino alla sua morte, a tutti notissimo, essendo a lui intitolata una delle nostre vie più belle ed antiche.

Il nostro auspicio è che il lavoro, svolto non senza profondo e convinto impegno, possa arricchire di valori umani e culturali la storia e la civiltà di Mesagne. È con tale speranza che congediamo il risultato di una attività che ha conosciuto fasi di intensa e cordiale collaborazione, col solo rammarico di non aver potuto, per ragioni anche di tempo, approfondire adeguatamente i problemi storici, linguistici, medici e filosofici propri dell’epoca, che via via si sono presentati. 

Il Terzo Combattente

Dall’iprite in Abissinia alla bomba atomica di Hiroshima
di Marcel Junod
A cura di Elio Distante, Paolo Vanni

Marcel Junod, medico chirurgo (1904-1961), è stato un delegato del Comitato Internazionale di Croce Rossa di Ginevra che può essere considerato un modello nella storia dell’Istituzione.
Nell’ultima parte della sua vita fu anche vice presidente del CICR. Morì il 16 giugno 1961, vittima di una grave crisi cardiaca, mentre assisteva un paziente. Questo libro è il suo diario da “terzo combattente” (quello della pace) a partire dalla guerra di Abissinia fino all’immane tragedia dell’atomica di Hiroshima.

Questo diario, affascinante e potente nelle sue descrizioni di vita vissuta con la fede del medico e con quella assoluta nel principio di Umanità, uno dei sette principi fondamentali di Croce Rossa, è un libro per tutti. La sua lettura diviene poi imperativa per ogni individuo, sia religioso che laico, coinvolto in operazioni umanitarie, ma anche proficua per medici, infermieri, operatori sanitari, operatori di pace, giuristi e, naturalmente, per il personale di Croce Rossa e soprattutto per gli istruttori di Diritto Internazionale Umanitario.

Da Sarajevo a Hiroshima

 Nel riprendere dal punto in cui M. Boissier era arrivato, l’autore illustra gli anni che corrono dalla guerra di Tripolitania, del 1911, fino alla fine della Seconda Guerra mondiale. Anni gravati da avvenimenti e tragedie poiché comprendono una sequela pressoché interminabile di conflitti civili, di scontri locali, di rivoluzioni e di guerre internazionali, il cui impatto ha caratterizzato l’aspetto del mondo di oggi. I capitoli della storia del CICR sembrano destinati a portare titoli presi in prestito dai conflitti! Tuttavia queste pagine non sono storie di guerra. Al contrario, raccontano la storia di un’istituzione che, senza mezzi per evitare la guerra, cerca di limitar-ne i mali, proteggendo le persone che sono fuori combattimento o che non vi partecipano. Vedremo il CICR cercare, davanti al progresso delle armi, all’evoluzione disumana dei metodi della guerra, all’incremento delle misure repressive o dell’oppressione, nuove risposte, estendendo la sua protezione a nuove categorie di vittime, promuovendo nuove convenzioni umanitarie, dando impulso a più vaste azioni di soccorso nella sua storia.

Da Yalta a Dien Bien Phu

Malgrado il notevole sviluppo delle sue attività per rispondere alle privazioni, alle sofferenze e ai lutti provocati da una guerra senza precedenti, a scapito del Premio Nobel per la Pace che gli e stato attribuito per la seconda volta nel novembre 1944, il Comitato internazionale della Croce Rossa si ritrova in uno stato di accusa, quando le armi tacciono.

Gli si rimprovera di non aver protetto le forze di resistenza e i patrioti tra i quali molti sono stati fucilati dall’occupazione tedesca o giapponese; lo si ritiene responsabile della drammatica sorte dei prigionieri di guerra sovietici in mano tedesca; gli si rimprovera di non essersi sufficientemente impegnato net soccorso dei deportati, in particolare degli Ebrei vittime della Shoah; gli si rimprovera soprattutto di non aver denunciato il genocidio.

E l’Unione sovietica che guida l’attacco. Instaura potenti legami tra i suoi satelliti e le parti comuniste del mondo. Nell’ora della vittoria, nessun altro Stato e pronto a rischiare di offendere l’alleato sovietico per aiutare il CICR. Gli Stati Uniti coinvolgono d’altronde il CICR nelle critiche indirizzate alla Svizzera per il suo ruolo durante la guerra, mentre le comunità ebraiche gli rimproverano il suo silenzio.

Solo Winston Churchill prenderà le difese del CICR facendo una visita di tutto rispetto a Ginevra. Il vecchio leone, pero, che ha perduto le elezioni nel luglio 1945, all’epoca, e solo il capo dell’opposizione. Queste critiche, molto più della vittoria, mettono fine all’azione del CICR a favore dei prigionieri di guerra alleati; e le attività che intraprende a favore dei milioni di militari tedeschi e giapponesi fatti prigionieri per la caduta dei loro paesi non sono capite dall’opinione pubblica.

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